“Se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita”.

 

La frase attribuita a Einstein è un falso, ma contiene un avvertimento da non sottovalutare. La moria planetaria delle api sta portando alla luce il bisogno vitale di insetti impollinatori che hanno un ruolo essenziale nell’equilibrio degli ecosistemi: garantiscono la proliferazione della maggior parte delle piante che danno nutrimento a uomini e animali.

Gli insetti impollinatori sono dunque un anello fondamentale della catena alimentare. Senza il loro lavoro buona parte delle coltivazioni agrarie (frutta, verdura e anche il foraggio) non avrebbe modo di perpetuarsi e la nostra stessa sopravvivenza sarebbe in pericolo, visto che un terzo del cibo che consumiamo dipende dall’impollinazione.

Qualora le api scomparissero, l’unica soluzione sarebbe quella – già adottata oggi in alcune parti rurali della Cina – di impollinare i fiori, uno a uno, manualmente.

La situazione è molto urgente: negli Stati Uniti, infatti, gli apicoltori hanno dichiarato una perdita del 40% delle loro colonie, in Europa la perdita si aggira in media attorno al 20%. I danni sono più contenuti in Italia ma costringono ugualmente gli apicoltori a ricostituire anno dopo anno gli alveari, a rinforzare quelli rimasti e indeboliti, a cercare di mantenere costante il patrimonio: tutto ciò crea difficoltà all’intero settore, soprattutto ai piccoli apicoltori, con effetti negativi sull’impollinazione delle colture e della flora selvatica. Senza il contributo degli insetti impollinatori circa un terzo delle colture dovrebbe essere impollinato con altri mezzi.

La riduzione consistente della produzione globale di frutta, verdura e semi (rispettivamente 22,9%, 16,3% e 22,9%) potrebbe infatti determinare una carenza degli apporti vitaminici fondamentali, soprattutto per quelle popolazioni che già hanno un’alimentazione inadeguata, causando un aumento delle malattie legate alla malnutrizione.

Questo ruolo delle api è di gran lunga superiore al valore stesso della produzione di miele, perché con il meccanismo stesso dell’impollinazione sono in gioco la qualità e la quantità stessa di cibo che in futuro il pianeta riuscirà a produrre.

Le cause

Sono quattro le principali cause che assillano le api: anzitutto il loro spazio vitale si è frammentato, urbanizzato, nel complesso ridotto; inoltre virus e parassiti, come la varroa, hanno iniziato ad attaccare le loro colonie; infine la loro crescente e inaccettabile esposizione ai pesticidi utilizzati in agricoltura. Sono problemi enormi, estranei alla buona gestione dell’apicoltore.

Insetticidi

Le sostanze chimiche appositamente progettate per uccidere gli insetti rappresentano il rischio più diretto per gli insetti impollinatori. Le comuni pratiche agricole si basano sull’uso intensivo (e spropositato) di prodotti chimici, utilizzati persino in periodi sbagliati. Sui terreni italiani vengono versate annualmente 175mila tonnellate di sostanze chimiche. Appena 1 grammo di un pesticida neonicotinoide ha una tossicità equivalentemente a 7 kg del vecchio DDT.

I neonicotinoidi

Sono i pesticidi di ultima generazione e producono effetti negativi sullo sviluppo dei neuroni. Applicati come spray sulle foglie, in forma granulare sul suolo o per il trattamento delle sementi, i neonicotinoidi sono fra gli insetticidi più diffusi attualmente utilizzati in agricoltura su mais, alberi da frutto, patate e molte altre colture. Hanno proprietà sistemiche, ovvero vengono assorbiti e si diffondono in tutta la pianta. La presenza di residui di neonicotinoidi è stata infatti accertata in ogni parte delle piante, inclusi il polline e il nettare. A causa della sospetta tossicità di queste sostanze per le api, ma anche per l’uomo, la Commissione europea ha posto delle restrizioni al loro utilizzo.

Gli effetti dannosi

I neonicotinoidi hanno come effetti dannosi la perdita di orientamento, ostacolano l’apprendimento e la riproduzione delle api portando quindi ad una forte riduzione della capacità di bottinare, della ricerca delle fioriture e del ritorno all’arnia e un vigore minore della colonia. Inoltre queste sostanze chimiche si diffondono nei terreni agricoli, vengono dilavate dall’acqua e diffuse dal vento nei terreni vicini dove inquinano le fioriture venendo assorbiti dalle piante, finendo nei fiori e quindi nel polline.

Le soluzioni

L’Unione Europea ha provato a far fronte alla moria delle api mettendo al bando fino al dicembre 2015 i tre tipi di pesticidi più dannosi. Si tratta, tuttavia, di una goccia nel mare e servirebbe ben altro per invertire la tendenza. Nel 2018, l’Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha pubblicato nuove valutazioni su tre pesticidi della classe dei neonicotinoidi. Ossia come già era successo per i pesticidi spray fogliari, viene confermato l’alto rischio anche per questi tre neonicotinodi.

Fonti: fondoambiente.it